Informazioni

Piazza A. Moro
Tel. 0881/369249
Parroco: don Domenico Mucciarone

Orari SS. Messe:
Estivo feriali
dal lunedì al sabato

19.00
Messe domenicali
8-10.30 - 20.00

Invernali feriali
dal lunedì al sabato
9-19.00
Messe domenicali
8-10-11.30-19.00

 

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“Sole, pioggia, neve e tempesta/sulla valigia e nella tua testa…”: questi due versi, tratti dalla canzone “Il peso della valigia” di Ligabue, ci hanno accompagnato durane gl incontri nella riflessione sulla responsabilità reciproca all’interno del gruppo; e proprio una pioggia incessante è stata la nostra compagna durante il ritiro dei gruppi Giovani e Giovanissimi AC lo scorso 14 aprile 2012.

Partiti durante la notte e giunti a Roma per le sette del mattino, in compagnia del parroco Don Antonio Menichella, dei nostri educatori Giandonato Rana e Licia Piemontese, unitamente a qualche altro membro esterno al gruppo, abbiamo visitato i Musei Vaticani, che come sempre lasciano stupefatti per la ricchezza d’arte e di storia lì contenuti e di cui la Cappella Sistina non è che la punta dell’iceberg; lì abbiamo passato la maggior parte della mattinata, disperdendoci nelle diverse sale. Poi ci siamo spostati nella chiesa di San Luigi dei Francesi, dove alle 14.00 don Antonio ha celebrato la Santa Messa, per poi sostare davanti alle tre tele di Caravaggio lì esposte: la Conversione di Matteo, San Matteo e l’Angelo, il Martirio di San Matteo. Ci ha interessato soprattutto la Conversione, perché durante gli incontri ci siamo confrontati con questo quadro, con il grande tema della “chiamata“ che Cristo rivolge a ciascuno di noi e con il tema più spinoso della “risposta”: come alcuni personaggi del quadro, non di rado chiniamo il capo solo sui nostri affari, giriamo altrove la testa, oppure scompariamo nel buio sottraendoci alla luce del Signore che squarcia le tenebre.

Durante la giornata, ci sono stati tre importanti punti di riflessioni: alle Lodi mattutine, in cui abbiamo avuto modo di pensare al grande dono del nuovo giorno che il Signore ci fa senza nostro merito; ai Vespri, quando abbiamo pensato alla preghiera, di cui abbiamo bisogno per santificarci sempre più e santificare il tempo che il Signore ci dà. Il terzo momento di riflessione l’abbiamo avuto quando il Signore ha preso la parola, il Vangelo del sabato che riportava, nella versione di Marco, l’invio dei discepoli e il loro incarico di annunziare il Vangelo a ogni creatura, di testimoniare incessantemente il Signore.

Questo tema è stato fondamentale nella giornata: tutti, nessuno escluso, siamo chiamati a testimoniare, in ogni ambiente e situazione, <<ciò che i nostri occhi hanno visto, ciò che le nostre mani hanno toccato, cioè il Verbo della Vita>> come dice San Giovanni, Cristo stesso; con umiltà, coraggio e pazienza, non testimoniamo un’astrazione ma un evento concreto; don Antonio ha citato don Luigi Giussani, il quale parlava del cristianesimo come l’<<evento>>, l’incontro con Cristo. Sentiamo in qualche modo di dover essere come le gocce di pioggia cadute sulle nostre teste per tutto il percorso: cadere sempre, senza fermarsi mai, e ognuna di quelle gocce ha la sua importanza per abbeverare la terra. Così anche noi, che siamo <<sale della terra e luce del mondo>>, dobbiamo permeare di spirito cristiano, impregnare dell’acqua cristiana il terreno del mondo, perché nascano i frutti dello Spirito; con la pazienza della pioggia, che, seppur respinta dagli ombrelli dell’egoismo e della superficialità, dagli impermeabili dell’indifferenza e del relativismo, tuttavia continua a cadere, sicura che prima o poi farà breccia e colpirà al viso, in testa…nel cuore esseri umani dimentichi della propria dignità.

Sottovalutiamo spesso l’essere gocce: Madre Teresa di Calcutta sottolineava che l’oceano è fatto di tante gocce, e senza una di esse l’oceano intero sarebbe più piccolo. Anche noi non siamo gocce isolate: siamo gocce del vasto mare, del vasto oceano che è la Chiesa Cattolica: essere gocce ci ricorda la pazienza della testimonianza e al tempo stesso l’unione comunitaria, lo spirito d’amore, condivisione che caratterizzava le prime comunità cristiana; se ogni goccia cadesse per gli affari propri, non riuscirebbe ad irrorare un bel nulla. Ecco dunque la scommessa che questo giorno ci ha lasciato: diventare testimoni sempre più veraci di Cristo, innamorati che a loro volta fanno innamorare, nel ricordo dell’umiltà paolina che <<né chi pianta né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere>> (1Cor 3,7).

 

Matteo Santamaria