CREDENTE CREDIBILE
L’estro del nostro parroco don Antonio Menichella ha permesso alla comunità e ad ognuno di noi di arricchirsi di un’altra entusiasmante esperienza: lo scorso 6 settembre 2012 abbiamo avuto il privilegio d’ospitare don Luigi Ciotti.
Inutile pronunciare parole d’elogio su di lui: tutti ne conosciamo l’impegno e la forza.
Ciò che invece ha colpito me è stata la sua semplicità: con parole semplici ha invitato il mio cuore a “prendere il largo”, osando nell’amore e nel perdono ai fratelli con la certezza che mai Dio mi deluderà; ha invitato la mia mente ad avere tante finestre che permettano agli altri di guardarmi dentro e a me di guardarmi intorno, uscendo dal mio egoismo; mi ha invitata, infine, a fare della mia casa non solo una unione di muri, ma luogo d’amore e di accoglienza.
Ha profuso splendide parole di speranza don Ciotti, invitandoci a far sì che gli eventi tristi non ci pieghino mai, ma ci diano la possibilità di testimoniare ai fratelli che anche nel dolore più profondo non siamo soli. Non siamo soli mai.
All’inizio di questo nuovo anno pastorale la presenza di don Ciotti è stata per me un’ottima occasione per riflettere se e quanto riesco a testimoniare la mia fede, su quanta distanza c’è ancora tra la mia vita quotidiana e gli insegnamenti del Vangelo: la sua umiltà sarà per me un esempio da non dimenticare per provare il piacere d’essere argilla nelle mani di Dio, e per diventare sempre più una “credente credibile”.
Tiziana Canzano
SVILUPPO INSOSTENIBILE
Lo scorso giovedì 6 settembre 2012 la nostra parrocchia ha ospitato don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione “Libera”, che ha celebrato il venticinquesimo anniversario di matrimonio di Michele e Giovanna Panunzio; subito dopo la Santa Messa, si è trattenuto per un breve dibattito sul tema della legalità con una platea molto numerosa, nella quale era presente anche il Magnifico Rettore Giuliano Volpe.
Questa serata è stata un evento eccezionale di formazione, che ha colpito la nostra comunità con la vita e le parole del nostro ospite: da anni don Ciotti vive sotto scorta, i cui membri hanno continuato ad aggirarsi nella chiesa durante la messa e l’incontro, vigilando incessantemente; ciascuno di noi ha potuto constatare visibilmente la durezza e la difficoltà d’una vita condotta in questo modo, ma al tempo stesso la solidità e la convinzione della lotta alla mafia.
Tanti sono i punti che don Ciotti ha toccato nel suo discorso, rispondendo al moderatore Damiano Bordasco: la riflessione sulle intercettazioni, grazie alle quali è stato possibile salvare molte vite; i decreti anti-corruzione, ancora in via d’approvazione, che espongono il mondo politico a un radicale ripensamento, a un passo indietro, rispetto all’attuale assetto del sistema. E la parola “legalità”: don Ciotti ha sottolineato come sia una parola abusata e spesso senza significato, al punto che la si impiega per chi fa una conferenza e va via, lasciandosi alle spalle un bel discorso e tanti problemi irrisolti, oppure se ne parla nei termini di una “legalità sostenibile”, dove ciascuno sceglie le regole che vuole rispettare; tutti per la legalità, a livello teorico, e nessuno per quello pratico, questa la dura accusa di don Ciotti.
Costruire la democrazia richiede la giustizia, e per questo serve la responsabilità, che il sacerdote ha ricordato come “spina dorsale” della vera democrazia; senza questa, nell’omertà e nel disimpegno si arriva ad uno sviluppo insostenibile, a un punto cioè in cui un vero sviluppo è impossibile, dal momento che si cedono le armi a persone senza scrupoli. “I mafiosi non sono nessuno” ha sottolineato don Ciotti, sostenendo che il loro potere risiede nell’acquiescenza altrui e non in doti eroiche personali; e pur mettendo in mostra tanti problemi e tante zone oscure in molti campi, non ha mancato di far brillare gli aspetti positivi, come alcuni beni sequestrati alle mafie e utilizzati in favore dello sviluppo, o i 6000 giovani partiti per fare volontariato nelle cooperative nate sui beni sequestrati alla mafia. Il sacerdote ha anche apprezzato la comunità foggiana, sostenendo come abbia la capacità d’alzare la testa e opporsi a uno stato di cose mafioso, a partire dalla nostra assemblea lì riunita per pensare, per interrogarsi, per fare il punto della situazione e trovare slancio per ripartire.
In questo slancio la Chiesa è in prima linea, come ha aggiunto il parroco don Antonio Menichella: unendo l’omelia di don Ciotti, che ha parlato della “pedata di Dio” a un pensiero di don Tonino Bello, “uscire dal tempio”, don Antonio ha sostenuto come effettivamente la Chiesa deve agire sul territorio a partire dallo slancio che trova nell’Eucaristia e nella Parola di Dio; Parola che è Verità e non compromesso, Parola che rifiuta ogni patteggiamento, Parola che non costruisce sul sangue altrui, ma sul bene. Don Ciotti ha espresso questo concetto parlando di un oratorio costruito con una donazione di un mafioso: non conta il risultato, senza dubbio positivo, ma quei soldi sono soldi sporchi del sangue di nostri parenti, di oppositori alle mafie, di innocenti; da rigettare.
Bisogna diventare cristiani coerenti, ha continuato don Ciotti, che veramente traducano la vita della chiesa in azioni aderenti alla Verità, e non la riducano a devozioni sterili e vuoti bigottismi: è utile ricordare la citazione di un giudice che ha scritto: <<Alla fine della vita, non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili>>.
È giusto chiudere ricordando, come ha fatto il nostro ospite, le tuonanti parole e la viva emozione con cui il beato Giovanni Paolo II ha gridato contro la mafia proprio giù in Sicilia: a nome del Suo Signore, la voce della Chiesa si è dichiarata contraria alla mafia, perché la mafia è contro il vero Dio. Non si può essere cristiano e mafioso. Non si può essere per la Verità e la menzogna. <<Nessuno può servire due padroni. Non potete servire Dio e mammona>> (Mt 6,24).
Matteo Santamaria
